Rischio di credito

Il rischio di credito (o rischio di insolvenza) è il rischio che nell'ambito di un'operazione creditizia il debitore non assolva anche solo in parte ai suoi obblighi di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi.

Indice [nascondi]
1 Il rischio di credito secondo Basilea II
2 Il modello strutturale di Merton
3 La gestione del rischio credito per le PMI
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni


Il rischio di credito secondo Basilea II [modifica]
Il rischio di credito insieme al rischio di mercato e al rischio operativo è diventato di grande attualità in seguito agli accordi di Basilea, accordi internazionali tra i governatori delle banche centrali dei dieci paesi più sviluppati del mondo, il cosiddetto G10. Il rischio di credito dei clienti, secondo tali accordi, deve essere calcolato dalle banche per garantire la stabilità e la solidità del sistema bancario.

Il Nuovo Accordo di Basilea (Basilea II) fornisce in materia delle linee guida a cui gli istituti di credito devono attenersi. Innanzitutto, Basilea II definisce che il credit risk comprende due variabili:

il risk of default, misurato dalla Probabilità di default (PD), si riferisce al rischio di un certo cliente dell'istituzione finanziaria;
il risk of recovery, misurato dalla Loss Given Default (LGD), si riferisce alla severità della perdita in caso di default.
Il weight of risk è il "peso" del rischio di credito, sul quale l'istituzione dovrà ponderare gli asset. Esso è funzione delle variabili PD e LGD, ed è calcolato assegnando ad ogni cliente un coefficiente di rischio, computato secondo uno dei tre metodi seguenti:

standard approach (approccio standard) in linea con Basilea I (1988); l'unica variazione riguarda la ponderazione in funzione del rating esterno (assegnato da agenzie di rating quali Standard & Poor's, Moody's, Fitch Ratings, Lince) che va da 20 per i rating migliori fino a 150 per quelli peggiori)
internal rating based approach o IRB (approccio interno di calcolo del rischio), fondato sul calcolo di rating interni (assegnati da una funzione aziendale della banca secondo dati e metodologie interne). A seconda della complessità delle procedure di calcolo dei rating si distinguono due metodi IRB:
IRB foundation approach (metodo IRB base);
IRB advanced approach (metodo IRB avanzato).
Alla fine del processo di misurazione del rischio di credito, si procede ad associare il weight of risk a un determinato rating, secondo una tabella di corrispondenze: ad es. un rischio dello 0% corrisponde a un rating di AAA, del 100% fino a BBB-, del 150% sotto BBB- ecc.

L'obiettivo è determinare il credito ponderato al rischio (risk-weighted asset) ossia a quanto ammonta il rischio al quale l'istituto di credito è esposto e che deve essere coperto cautelativamente. Tecnicamente il rischio determina l'assorbimento del patrimonio di vigilanza (regulatory capital).

Ai fini della valutazione del merito di credito di una azienda vengono valutate una notevole quantità di informazioni riguardo: bilanci, organizzazione aziendale, budget e piano industriale, sconfinamenti in c/c, insoluti, ritardi nei pagamenti delle rate, ecc.

Il modello strutturale di Merton [modifica]
I modelli strutturali sono cosi' denominati in quanto si propongono di determinare il rischio di credito di una azienda in base alla sua situazione economica e finanziaria. Il modello più in voga è detto di Merton o asset value model. Esso fu proposto da Black e Scholes (1973) in uno studio seminariale sull'option pricing e fu in seguito specificato e meglio argomentato in un articolo di Merton (1974). Un primo embrione della teoria era già in Merton (1970), egli fu l'ispiratore dello stesso articolo di Black e Scholes con i quali collaborava da tempo: per tali motivi la paternità del modello è attribuita interamente a Merton. Una versione molto conosciuta è quella commercializzata da KMV-Moodys.

Il modello prende in considerazione una societa' che si finanzia mediante un unico debito e un unico capitale in forma di azioni . Il debito è del tipo zero-coupon bond con scadenza t = t*, e rimborso di capitale b. L'azionista non riceve dividendi.

Un processo non osservabile V descrive il valore dell'azienda dal tempo per ogni 0 t.

La gestione del rischio credito per le PMI [modifica]
La gestione del credito è da sempre una delle sfide più importanti che le aziende di tutte le dimensioni si trovano a fronteggiare. Infatti, è proprio dal corretto ciclo del credito che dipende l’equilibrio del flusso di cassa della gestione corrente. Le aziende più grandi si sono organizzate con figure dedicate, come il credit manager, per gestire al meglio queste problematiche. Nelle piccole e medie imprese si assiste spesso alla gestione tardiva del problema, con ingenti investimenti di tempo e soldi attraverso il ricorso a società di recupero crediti, società di factoring o studi legali specializzati. Anche in questo caso vale la regola secondo la quale è meglio prevenire che curare. Le PMI dovrebbero utilizzare cioè alcuni semplici strumenti per valutare l’affidabilità dei propri clienti. La copertura assicurativa del rischio credito commerciale oggi è gestita in Italia da tre grandi gruppi assicurativi specializzati che con polizze altamente finalizzate sono in grado di garantire l'insolvenza di fatto e di diritto sia in Italia che all'estero. Studi comparativi dimostrano che il corretto utilizzo degli strumenti di prevenzione è in grado di ridurre sensibilmente l’incidenza delle insolvenze dei crediti commerciali.

STRUMENTI INFORMATIVI A SUPPORTO: LE INFORMAZIONI UFFICIOSE

L’imprenditore tipicamente raccoglie alcune informazioni sui propri clienti vecchi e nuovi attraverso molteplici fonti informative ufficiose, ad esempio:

Informazioni fornite direttamente dal cliente: a volte una telefonata od un colloquio con l’imprenditore o il direttore amministrativo del partner commerciale forniscono una serie di informazioni di grande utilità (e non reperibili da fonti ufficiali)
Informazioni raccolte dai commerciali/agenti in loco: ad esempio sullo stato degli immobili, sul clima aziendale, sulle riorganizzazioni in atto, sul cambio del management o sugli stock presenti in magazzino …
Informazioni raccolte di persona: attraverso la stampa, internet, le attività di networking con partners o associazioni di categoria
Tutte queste informazioni, pur utili, spesso non sono archiviate né distribuite, quindi sono pressoché inutilizzabili. Inoltre, proprio per l’ufficiosità con cui vengono reperite, hanno un grado di affidabilità molto limitato.

STRUMENTI INFORMATIVI A SUPPORTO: LE INFORMAZIONI UFFICIALI

Per una seria analisi preventiva sull’affidabilità del cliente non si può prescindere dalle informazioni ufficiali provenienti dalla Camere di Commercio, dall’Agenzia del Territorio e dai Pubblici Registri. Il modo più comodo per venire in possesso di tali informazioni è quello di affidarsi ad un distributore ufficiale di Infocamere AD ESEMPIO che eroghi in tempo reale, attraverso internet, quelle informazioni pubbliche utili alle esigenze dell’impresa. Esemplificando:

Le visure camerali riepilogano i dati presenti in camera di commercio per tutte le imprese. Potremo quindi scoprire la dimensione della ditta, quando è stata avviata, se è operativa, il numero di dipendenti, se l’oggetto sociale corrisponde all’attività, se i suoi esponenti sono stabili o cambiano con frequenza, chi ha potere di firma, ecc.
I rapporti informativi integrati; in un unico rapporto sono integrate le informazioni di cui sopra e altre di grande valore come, ad esempio, la ricerca e l’eventuale dettaglio dei protesti e delle pregiudizievoli di Tribunale e Conservatoria (ipoteche, pignoramenti, ecc.) sull’impresa e sui suoi esponenti, alcuni indici di bilancio utili a valutare l’andamento dell’azienda, l’elenco dei soci e delle loro partecipazioni, oltre che un’utile valutazione sintetica (rating) dell’azienda.
Le informazioni commerciali sono ulteriormente arricchite da informazioni recuperate localmente. Un commento finale al documento indica il grado di affidabilità dell’azienda. Questa tipologia di informazione è spesso richiesta su potenziali clienti poco conosciuti (anche stranieri) per forniture di valore commerciale medio-alto.
I Bilanci e gli Atti sono dei documenti ufficiali che possono fornire indicazioni molto utili per valutare l’andamento finanziario del nostro cliente.
CONCLUSIONI

Per una PMI l’insolvenza di un cliente può dar luogo a gravi problemi di liquidità, maggiori costi bancari e per il recupero del credito. La gestione del credito è troppo importante per essere lasciata all’improvvisazione. Alcune piccole e medie imprese hanno già iniziato a dotarsi dl strumenti informativi a supporto nell’analisi dell’affidabilità dei propri clienti, scoprendo che costano poco e sono affidabili. Nel panorama delle offerte in questo settore esistono società che richiedono prepagati di piccola entità e offrono una gamma di informazioni tale da soddisfare tutte le tipologie di rischio commerciale. Insomma, perché assumersi interamente il rischio credito quando invece con pochi euro si possono ottenere precise e mirate informazioni in grado di minimizzare i rischi di insolvenza? Informarsi costa meno di quel che si crede e molte informazioni sono fornite in tempo reale, senza intralciare dunque la normale attività commerciale.

Bibliografia [modifica]
Black, Fischer and Myron S. Scholes. The pricing of options and corporate liabilities, Journal of Political Economy, 81, (1973) 637-654.
Merton, Robert C. (1970). A dynamic general equilibrium model of the asset market and its application to the pricing of the capital structure of the firm, unpublished manuscript. Available in Merton (1990).
Merton, Robert C. (1974). On the pricing of corporate debt: the risk structure of interest rates, Journal of Finance, 29, 449-470. Available in Merton (1990).
Voci correlate [modifica]
Rischio
Risk management
Collegamenti esterni [modifica]
Ecco l'elenco di alcuni dei Distributori Ufficiali di Infocamere

Fox&Parker Experian Cerved Crif D&B Infonet Lince Creditreform Italia

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Rischio_di_credito"
Categorie: Finanza | Analisi del rischio